Sunday, December 31, 2006

townes van zandt, poeta, 1944-1997

Non potrò mai dimenticare la notte del 31 dicembre 1996. Miliardi di fiocchi silenziosi scivolavano su Modena, che cadeva addormentata dopo una notte di capodanno fredda e secca. Per ore e ore, dato che nessuno era più in giro per le strade, il manto di neve rimase intonso, perfetto e intatto come la superficie d'un mare quieto. Nel mio animo, soverchiato dallo spettacolo della natura e incantato dalla semplicità di una compagnia come altre, si fece largo l'idea di una nuova vita. Poche settimane dopo misi definitivamente fine a un'importante dipendenza, lasciandomi alle spalle il sublime oblio, la splendida efficienza e l'inossidabile resistenza iniettatemi da Morfeo per quasi tredici anni. Iniziava per me una nuova vita più faticosa, più dolorosa e per molti versi tanto più rischiosa. Le emozioni di quella notte, sotto quella spettacolare nevicata, furono determinanti nel farmi credere che il proposito che mi aveva assalito qualche settimana prima era praticabile. Se c'erano delle nevicate così persino in città, se c'erano delle persone così dotate ma allo stesso tempo così brave nell'esprimere umili e umani piani per il prossimo futuro, allora potevo farcela. Potevo rimettermi in sesto e cercare d'aver un po' cura di mia madre prima che morisse. Potevo provare a dedicarmi agli altri, attraverso l'impegno delle mie idee e attraverso la mia musica, che la dipendenza da una sostanza stava tenendo così lontana.

In quelle ore, nel sud degli Stati Uniti d'America moriva Townes Van Zandt. Non è mio intento raccontarne qui la vita o la complessa trama di sentimenti ed emozioni che mi hanno legato allo splendido repertorio di quel song-writer, ad alcuni dei suoi migliori amici, a parte della sua famiglia. Per chi non lo conosce, si può dire che Townes se n'è andato troppo presto e non bene, schiavo dell'alcol, da un mondo che forse avrebbe potuto capirlo un po' di più mentre era in vita. Mi piace però pensare, non posso fare a meno di pensare, che dentro a ognuno di quei fiocchi c'era un poco del suo immenso cuore e della sua profondissima arte e che in quelle ore, nell'energia che impregna la nostra atmosfera, miriadi di pezzettini dello spirito di Townes si sono spostate per il mondo in cerca di qualcuno che avesse voglia di cantare canzoni, di scriverle, di raccontare storie e barzellette, di sfidare l'assurdo, le convenzioni sociali e la malattia; in una parola, di vivere.

In ogni caso, anche se quella notte a Modena non avesse nevicato, Townes ci ha lasciato una collezione di capolavori poetici messi in musica, con il gusto e lo stile cortesi di un trovatore d'altre epoche... ma smarrito su un treno merci ove potresti incontrare lo spirito di Woody Guthrie, o l'ultimo dei bluesman neri in cerca degli spiccioli per andare a puttane.

Townes Van Zandt, a volte incapace di vivere questo mondo, si è dato a questo mondo attraverso la musica e la parole. Dieci anni dopo la sua dispersione in fiocchi di neve, il rispetto e la stima artistiche crescono nel mondo, e non cala d'un grammo il peso specifico della sua poesia.

Per tutto quello che hai saputo cantare e ancor di più per quello che non sei riuscito a cantare - e che probabilmente ti ha ucciso, grazie. Grazie, Townes Van Zandt, a te e ai tuoi splendidi amici.